River Mouth Echoes reviewed by Blow Up (IT)

Benché ancora giovanissima, la compositrice norvegese Maja Ratkje giunge alla pubblicazione, per i tipi di Tzadik, di una sorta di album compendiario che raccoglie una serie di composizioni inedite realizzata tra il 1997 ed il 2008, abbracciando praticamente per intero l’ultimo decennio di attività, vissuto coerentemente in bilico tra composizione colta, improvvisazione, esplorazione vocale estrema, elettronica astratta e noise puro, polverizzando spesso le frontiere tra tutti questi stili anche nell’ambito di lavori dal concept omogeneo. Assemblato in collaborazione con strumentisti (Rolf-Erik Nystrøm e Torben Snekkestad) ed ensemble norvegesi di talento (POING, Oslo Sinfonietta, Fretwork), “River Mouth Echoes” rappresenta per Maja il lucido trapasso di un guado, l’attraversamento del gradiente di stilemi, toni e contrasti che hanno informato la propria anarchia estetica. La partenza è al fulmicotone, con Øx, divertissement noisy articolato su un pitch centrale e sull’alternanza delle frequenze nel suo intorno. In Essential Extensions emerge la dimensione cameristicaimpro imperniata sull’accordion disarmonico di Frode Haltli; Wintergarden è il ritorno ciclico all’aspirazione della dissonanza e dell’atonalità, la partitura sulfurea in cui la voce celebra il rito dell’incompiutezza e dell’eccedenza. River Mouth Echoes è un’eccentrica suite barocca che deflagra in una coda fuori fase: in Waves IIb la violazione delle barriere della composizione formale costituisce il filo rosso lungo il quale gli strumenti tendono a frantumare continuamente dall’interno registri e schemi precostituiti; Sinus Seduction rappresenta l’approdo conclusivo, in alternanza tra sensibilità rumoristica ed alienazione atmosferica: una nota di sassofono naufraga ora verso il frastuono, ora nella risacca sinusoidale. Di certo no è ancora il momento di bilanci definitivi, ma “River Mouth Echoes” è una preziosa occasione per rileggere l’opera eclettica di una delle più spiazzanti figure dell’universo sonoro sperimentale dell’ultimo decennio.

(8)

(Leandro Pisano)

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