MAJA RATKJE (IT)

Nero Magazine, Issue 5:

Esistono territori liminari e altri, dove la vocalità trascende le frontiere della pura sfera acustica e s’inabissa nei gangli della psiche, fino a farsi beffa di ogni rassicurante verità; si proietta al di fuori di sé, per sublimare la contesa tra le potenzialità creative del corpo e i limiti esterni che ne circoscrivono l’affermazione; disegna una grammatica selvaggia e debordante di segni fonici non codificabili attraverso standardizzazioni e gerarchie prestabilite. La voce diventa così fremito espressivo dell’effimero, della precarietà, dell’entropia e, segnando il proprio distacco dal potere e da tutto ciò che è precostituito, si fa irriverente strumento critico. In questi territori salmastri e sulfurei si aggirano demiurghi di un suono anarchico e lacerante, impastato di sussurri, grida, canti, filtrati e riprocessati in un campionario di diavolerie analogiche e strumentazioni elettroniche, dove liberamente interferiscono componente vocale, vintage, utensili e tecnologie. Maja Ratkje è tra questi. Affermatasi dopo il trasferimento dalla natìa Trondheim (la città dei Motorpsycho e di Helge Sten) ad Oslo (dove studia alla Music Academy) come ragazza prodigio di quella scena impro-elettronica norvegese che andava coagulandosi intorno alla metà degli anni ’90, Maja comincia una frenetica attività che nel giro di pochi anni la porta ad essere parte attiva dei progetti SPUNK, quartetto femminile impro con il quale realizza due dischi per la Rune Grammofon e Fe-Mail, insieme a Hild Sofie Tafjord (duo elettronico/noise che si trasforma in trio nel progetto Agrare, con la danzatrice svedese Lotta Melin); quindi a collaborare tra gli altri con Jaap Blonk, Poing, Lasse Marhaug e a diventare performer free-lance in giro per il mondo. Nella vasta discografia che la riguarda, un posto di rilievo spetta a “Voice”, lavoro uscito sempre per la Rune Grammofon nel 2002 in collaborazione con il duo Jazzkammer, nel quale la splendida voce dada di Maja viene dissezionata e proiettata in tutte le sue possibili estensioni modulari e timbriche su un fondale convulso, lunatico, distorto. Ma non basta. Al di là dei riconoscimenti accademici per le sue composizioni orchestrali (nel 2001 riceve il premio Arne Nordheim) e delle numerose residenze e partecipazioni a conferenze, seminari, colonne sonore, installazioni, pièce teatrali (gli “Spettri” di Ibsen) e collaborazioni con orchestre, Maja riesce a trovare nell’aspetto performativo il mezzo forse più efficace e per certi versi spiazzante, attraverso il quale canalizzare le proprie pulsioni psicotronico-rumoristiche. Memorabili restano le performance al Sonar 2004, dove il pubblico rimane letteralmente rapito dall’atmosfera miasmatica, spettrale e dal carisma dell’artista norvegese (se ne parlerà addirittura come della migliore esibizione dell’intero festival) e all’Ars Electronica di Linz, dove presenta “Voice” con Jazzkammer. Un fugace accenno, infine, alla peculiare linea dell’immaginario femminile tracciata da Maja Ratkje attraverso le sue opere, a partire dai tratti sottilmente innocenti di Pippi Calzelunghe (alla cui vicenda si riferisce il nome SPUNK) nei racconti di Astrid Lindgren, fino all’immagine sarcasticamente aggressiva di una donna alternativa ai dogmi ed agli stereotipi della società occidentale, ricalcata fino a diventare un ironico topos anarchico: il lavoro più recente del progetto Fe-Mail, intitolato “All Men Are Pigs”, raffigura in copertina una provocante fanciulla che imbraccia un kalashnikov.

Uno degli aspetti che immediatamente colpisce chi si accosta alla tua opera è il tuo febbrile attivismo, in termini di lavori prodotti, di collaborazioni, di intensa attività live in tutto il mondo. Cosa significa per te vivere in questo modo la condizione di artista?

Dal momento che non voglio chiudermi in una dimensione essenzialmente “estetica” e poichè voglio essere capace di cambiare e di interferire con l’ambiente che mi circonda, comunque mantenendo l’obiettivo puntato sulle mie scelte, ho bisogno di lavorare con altri artisti in campi differenti. Questa è la strada migliore sia per capire quali sono le tue preferenze che per tirare fuori i tuoi clichè.

Sono stata in giro per il mondo la maggior parte del tempo durante gli ultimi sette anni, e mi sono davvero divertita! Incontrare persone nuove e meravigliose in angoli differenti del pianeta così come in angoli differenti dell’espressione artistica, è una delle mie fonti di ispirazione. Per me, la musica è qualcosa che deve essere condiviso. Rappresenta tutto ciò che è comunicazione, per questo deve essere viva ed il momento del concerto rimane la forma più valida per condividere la musica. Ho sperimentato, negli anni, che suonare musica improvvisata è una situazione delicata ed una forma di comunicazione così dipendente dal contesto: l’esperienza musicale cambia totalmente da evento ad evento a seconda della stanza, della gente, della situazione, di te e dello stato mentale dei musicisti che stanno suonando con te.

Al di là della miriade impressionante di strumenti e oggetti che utilizzi nei tuoi lavori, è la voce ad essere lo strumento principale della tua musica. Tutto il tuo suono è pervaso da una vocalità radicale, come la creazione di un’altra lingua: sconosciuta, da inventare. Sei d’accordo con chi tende a sottolineare la trasgressività della tua voce?

Non è la prima volta che rispondo ad una domanda del genere. Certamente esiste una relazione tra ciò che faccio come cantante e artisti come Diamanda Galás e Mike Patton, Jaap Blonk, Yamatsuka Eye o Phil Minton, tutti accomunati dalla capacità di usare la voce in modi alternativi al cantare/eseguire testi per una melodia. Per quanto riguarda la trasgressività, voglio sottolineare che il mio approccio alla vocalizzazione è di astrarre la voce dall’emozionalità. E’ il suono il mio punto focale, non l’idea di essere trasgressiva o di oltrepassare i confini, aspetto che è l’ascoltatore a decidere.

Cosa significa fare musica ed essere artista in una realtà mutevole in cui la rivoluzione apportata dai nuovi media spinge verso la contaminazione espressiva dei media stessi, l’utilizzo massiccio delle strumentazioni elettroniche, l’impossibilità ormai di ricoprire un ruolo fisso?

E’ facile rimanere catturati dal meraviglioso mondo delle possibilità tecnologiche, dove bisogna stare ben attenti a non dissolversi in una media community impersonale, dove ogni cosa diventa semplicemente norma. Nel mio caso, la strumentazione elettronica è stata aggiunta ed aggiornata gradualmente a seconda di dove sento di dirigermi musicalmente. Dal momento che ho uno specifico background acustico/analogico come artista e compositrice, non ho paura che la tecnologia mi stia guidando piuttosto che il contrario. Inoltre, non sono un’esperta in materia di tecnologia, semplicemente uso qualsiasi cosa che incontro e trovo interessante, non importa quanto nuova o vecchia sia. La strumentazione è solo un prolungamento delle tue idee di artista, la strumentazione non può portare a nulla di interessante senza una precisa visione, che non può mai essere sostituita da un computer. Uso molti dispositivi elettronici diversi quando faccio musica, ma non aggiorno le versioni più recenti dei software nè sto dietro a tutte le possibilità. Fondamentalmente dipende tutto da che tipo di idee hai e come usi il materiale, non importa quanto high o low-tech esso sia. Uno dei miei strumenti preferiti è il mio dittafono analogico nel quale canto e che risuona durante le mie performance. Penso che potrei fare un intero concerto con il solo dittafono, se necessario.

In un panorama in cui il pubblico, in difficoltà nel comprendere e distinguere cos’è l’arte, sembra avvertire un distacco nei confronti delle arti contemporanee, che ruolo pensi debba avere l’artista? Perché, secondo te, questo distacco?

L’arte deve essere fruibile oggi e certamente considero questo aspetto quando creo qualcosa, cioè se può minimamente avere un valore per altre persone, ma raramente mi domando se è arte o no e non vedo me stessa come rappresentante di una specifica scena dell’arte contemporanea, il mio lavoro è troppo vario e caotico.

Penso poi che la musica sia diversa dagli altri campi dell’arte, dal momento che può essere facilmente considerata come una forma isolata d’arte che pertiene al significato del suono.

Il problema principale oggi è che la scena musicale è influenzata dall’aspetto commerciale a tal punto che, un pubblico non in grado di riferirsi alla rete planetaria della musica sotterranea e non commerciale, rischia di vivere una vita intera senza la consapevolezza di questa alternativa. Questo aspetto mi infastidisce: penso sia necessario tentare di far uscire la musica fuori, verso la gente, proporla in posti inattesi.

Qual è il rapporto tra arte e politica oggi?

L’arte in generale è diventata troppo istituzionalizzata per avere un effetto propulsivo sul sistema politico, eppure sono convinta che l’arte possa avere ancora un ruolo forte, collegando tra loro persone che non sono d’accordo con comportamenti sociali precostituiti o con il sistema politico. Ciò definisce semplicemente un’altra forma rispetto a quella stabilita. Dopo tutto, la tradizione stessa spesso ha rotto la tradizione ed il fatto che le cose più interessanti siano accadute in luoghi altri, al di fuori delle istituzioni, è una tendenza salutare ed insieme auspicabile. Sembra che la gente che frequenta concerti e compra dischi della musica che mi piace, stia guardando a qualcosa di diverso dalla merda mainstream che viene imbandita da tutti i principali canali media nel mondo. E’ anche questo a spingermi di più a fare concerti, perchè la gente sembra apprezzare la partecipazione a qualcosa di imprevedibile. Penso che, in generale, la società occidentale patisca la noia determinata da un’industria d’intrattenimento dominante. L’offerta è troppo sicura e prevedibile, ed il potere è troppo lontano dai ragazzi delle strade. Penso che la gente che cerca altri mezzi d’espressione sia stanca di essere diretta dalle convenzioni: è davvero una fonte d’ispirazione incontrare questo pubblico alternativo ai concerti. In Cina o nell’Europa dell’est si nota un’attitudine diversa tra la gente che condivide l’interesse per l’arte bizzarra: è più gioiosa, una celebrazione della libertà.

Quali sono state le fonti artistiche che ti hanno influenzato maggiormente?

In ordine sparso: Iannis Xenakis, Giacinto Scelsi, Mozart, Beethoven, Stockhausen, Merzbow, John Zorn, the Residents, Keiji Haino, Otomo Yoshihide, Björk, Tom Waits, John Cage, Heiner Goebbels, Jaap Blonk, le altre ragazze del progetto SPUNK, Jazzkammer, POING, la musica giapponese Gagaku, Michael Ende, Damien Hirst, Per Inge Bjorlo, l’egittologia, Michael Moore, David Lynch, Kubrick, Kaurismäki, Godard, Tarkovskij, Lars von Trier, mio nonno e tanti, tanti ancora…

Ho letto che tra i compositori che apprezzi maggiormente ci sono Giacinto Scelsi e Luciano Berio. Conosci altri artisti italiani contemporanei?

Mi piacciono anche i lavori di Sciarrino, ma non conosco molto sui giovani compositori. Spero di avere più tempo per aggiornarmi in questo campo. Tra i performers apprezzo Massimo degli Zu: è italiano, ma, di nuovo, non ne so molto.

Quali sono le tue location preferite? I concerti che ricordi particolarmente?

Alcuni a caso: con Fe-mail all’Hook per il No Fun Fest a New York; con SPUNK in un centro commerciale ad Oslo; con SPUNK all’Emanuelle Vigeland Mausoleum ad Oslo ; da sola al Sonar; con Agrare allo SKIF a San Pietroburgo; con orchestra e voce solista a Radio France a Parigi; all’Ars Electronica con Jazzkammer; un concerto non ufficiale ed acustico con Fe-mail ideato da Per Inge Bjorlo per i lavoratori di una fabbrica che produceva sculture in metallo; i festival Taktlos e Bad Bonn Kilbi in Svizzera; con Agrare in un negozio di mobili nel nord Italia ; un concerto outdoor per nuoto sincronizzato in Finlandia, ed altri ancora…

A cosa stai lavorando attualmente? Quali sono i tuoi progetti futuri?

Attualmente mi trovo a San Francisco, impegnata a lavorare ad un nuovo disco del progetto Fe-Mail. Quindi andrò a Zagabria e in Cina per dei concerti da solista. Inoltre sto lavorando al nuovo disco di SPUNK e farò concerti per tutta l’estate (sarà in Italia all’inizio di settembre in occasione del festival Interferenze – ndr). Non so ancora quale sarà il mio prossimo principale progetto di composizione, ma ho diverse idee…

Leandro Pisano
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